Stan Getz

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Stan Getz: il sassofono che fece innamorare il mondo della bossa nova

Ci sono musicisti che suonano uno strumento. E poi ci sono artisti che sembrano parlare attraverso di esso. Stan Getz apparteneva alla seconda categoria.

Con il suo sax tenore morbido e vellutato, Getz ha trasformato il jazz in un racconto pieno di eleganza, malinconia e poesia. Non a caso fu soprannominato “The Sound”: il Suono.

 

Le origini

Stan Getz nacque il 2 febbraio 1927 a Philadelphia con il nome di Stanley Gayetzky. I suoi genitori erano immigrati ebrei provenienti dall’Europa orientale, e poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferì nel Bronx, a New York City.

La New York degli anni Trenta era difficile, ma piena di musica. Stan crebbe ascoltando swing e jazz alla radio, e da adolescente trovò nel sax tenore la sua vera voce.

Riferimenti anagrafici
 

Nome completo: Stanley Gayetzky

Nascita: 2 febbraio 1927, Philadelphia

Crescita artistica: Bronx, New York City

Morte: 6 giugno 1991, Malibu

 

Gli inizi nel jazz

Negli anni Quaranta Getz iniziò a suonare professionalmente in alcune delle più importanti big band americane. Collaborò con Benny Goodman, Stan Kenton e Jimmy Dorsey.

La vera svolta arrivò con l’orchestra di Woody Herman, dove entrò a far parte della celebre sezione dei sassofoni chiamata “Four Brothers”. Quel gruppo contribuì a definire il suono del cool jazz, più rilassato e melodico rispetto al bebop.

 

Il suono che conquistò il pubblico

Negli anni Cinquanta Stan Getz diventò una star del jazz. Il suo stile era immediatamente riconoscibile: frasi lunghe, tono caldo, grande attenzione alla melodia. Non cercava l’effetto spettacolare; cercava l’emozione.

La critica lo adorava e il pubblico rimaneva affascinato dalla naturalezza con cui il suo sax sembrava cantare.

Perché il suo suono era unico
 

Tono caldo e vellutato

Fraseggio melodico e fluido

Grande senso dello spazio e del respiro

Capacità di far “cantare” il sax tenore

 

L’incontro con la bossa nova

All’inizio degli anni Sessanta Getz scoprì la musica brasiliana. Fu un colpo di fulmine. Le armonie sofisticate e il ritmo delicato della bossa nova sembravano perfetti per il suo stile.

Nel 1962 registrò Jazz Samba con il chitarrista Charlie Byrd. L’album fu un enorme successo e introdusse la bossa nova al grande pubblico americano.

 

Getz/Gilberto: il capolavoro

Nel 1964 arrivò il disco che cambiò la storia della musica: Getz/Gilberto.

In studio c’erano il chitarrista João Gilberto, il compositore Antônio Carlos Jobim e la cantante Astrud Gilberto.

Da quelle sessioni nacque The Girl from Ipanema, una delle canzoni più celebri di tutti i tempi. Il sax di Getz e la voce delicata di Astrud Gilberto crearono un’atmosfera unica, capace di conquistare il mondo.

Getz/Gilberto in breve
 

Album: Getz/Gilberto (1964)

Collaboratori principali: João Gilberto, Antônio Carlos Jobim, Astrud Gilberto

Brano simbolo: The Girl from Ipanema

Impatto: diffusione globale della bossa nova

 

Una vita non sempre facile

Dietro il successo si nascondevano difficoltà personali. Getz lottò a lungo con problemi di dipendenza e attraversò periodi complicati sia nella vita privata sia in quella professionale.

Molti colleghi lo descrivevano come un uomo brillante ma complesso. Eppure, quando iniziava a suonare, ogni tensione sembrava dissolversi.

 

Gli ultimi anni e l’eredità

Negli anni Settanta e Ottanta continuò a registrare, esibirsi e sperimentare. Rimase una figura centrale del jazz mondiale e influenzò generazioni di sassofonisti.

Stan Getz morì il 6 giugno 1991 a Malibu, a causa di un cancro al fegato. Aveva 64 anni.

La sua eredità, però, è rimasta intatta. Ancora oggi il suo sax rappresenta un modello di eleganza e sensibilità musicale.

In sintesi

Perché Stan Getz conta ancora oggi

  1. Ha definito il suono del cool jazz

    Con un fraseggio rilassato, melodico e moderno.

  2. Ha reso il sax tenore una voce poetica

    Il suo tono caldo e cantabile è diventato un riferimento per generazioni di musicisti.

  3. Ha portato la bossa nova al pubblico mondiale

    Grazie a Jazz Samba e soprattutto a Getz/Gilberto.

  4. Ha lasciato brani immortali

    The Girl from Ipanema continua a essere ascoltata in tutto il mondo.

Early Stan1949Registrazioni fondamentali che catturano Getz agli albori del suo stile, già influenzato da Lester Young.
Stan Getz Plays1952Uno dei primi dischi a definire il suo approccio “cool”, con un suono soffice e rilassato.
West Coast Jazz1955Il culmine della sua fase West Coast, con arrangiamenti eleganti e un’improvvisazione impeccabile.
Stan Meets Chet1958Storico incontro tra Getz e Chet Baker; un dialogo magistrale tra due dei più grandi lirici del jazz.
Focus1961Considerato il suo capolavoro artistico. Getz improvvisa su una complessa tessitura di archi scritta da Eddie Sauter.
Jazz Samba1962Il disco che ha scatenato la “Bossa Nova mania” negli Stati Uniti, portando i ritmi brasiliani al grande pubblico.
Getz/Gilberto1964Il vertice della collaborazione con João Gilberto e Antônio Carlos Jobim; contiene l’iconica “The Girl from Ipanema”.
Getz/Gilberto Vol. 21964La continuazione del successo precedente, registrata in parte dal vivo alla Carnegie Hall.
Getz Au Go Go1964Registrato dal vivo al Café Au Go Go con la cantante Astrud Gilberto, perfetto per cogliere l’atmosfera dell’epoca.
Stan Getz & Luiz Bonfá1965Un altro tassello fondamentale nella sua esplorazione della musica brasiliana, con accenti più acustici e raffinati.
Sweet Rain1967Un ritorno al jazz più puro in quartetto, con Chick Corea al piano; un album intenso e creativo.
Captain Marvel1972Getz incontra il jazz-rock e la fusion, collaborando con Chick Corea e i membri dei Return to Forever.
The Best of Two Worlds1976Il ritorno alla collaborazione con João Gilberto, che mescola eleganza jazz e calore sudamericano.
Another World1977Un doppio album dal vivo che mostra la versatilità di Getz nel gestire lunghe improvvisazioni.
Children of the World1978Una parentesi pop-jazz influenzata dalle sonorità disco e funk di fine anni ’70.
Pure Getz1982Un disco che riporta il sassofonista al suo suono naturale, in un contesto di quartetto acustico di altissimo livello.
The Dolphin1981Registrato dal vivo al Keystone Korner, è un esempio perfetto della sua maestria nel suonare le ballad.
Stan Getz & Kenny Barron – People Time1991Registrato poco prima della sua morte. Un intimo duo voce-strumento di una bellezza struggente.
Yours and Mine1991Un’altra preziosa testimonianza live del suo ultimo periodo, che rivela un’incredibile maturità espressiva.
Bossas & Ballads1991Un album che riassume perfettamente i due mondi che hanno reso Getz una leggenda immortale.

curiosità

Il suo vero cognome non era Getz

Stan Getz nacque come Stanley Gayetzky. I suoi genitori erano immigrati ebrei originari dell’Ucraina. Come molte famiglie dell’epoca, decisero di americanizzare il cognome per favorire l’integrazione negli Stati Uniti.


Era un bambino prodigio

A soli 15 anni lasciò la scuola per dedicarsi completamente alla musica professionale. Mentre molti suoi coetanei erano ancora tra i banchi, lui suonava già nelle orchestre più importanti del paese.


Fu arrestato per rapina da adolescente

Uno degli episodi meno noti della sua giovinezza avvenne nel 1943. Ancora adolescente, partecipò a una rapina insieme ad alcuni amici. Venne arrestato e trascorse un breve periodo in riformatorio. L’esperienza lo segnò profondamente e contribuì a indirizzarlo definitivamente verso la musica.


Il soprannome “The Sound”

Nel mondo del jazz i soprannomi sono comuni, ma pochi sono diventati così celebri. Getz venne chiamato “The Sound” perché il suo sax possedeva un timbro immediatamente riconoscibile: caldo, morbido e quasi vocale.

Molti critici sostenevano che bastassero poche note per capire che stava suonando lui.


Amava Lester Young più di Charlie Parker

Mentre gran parte dei giovani sassofonisti degli anni Quaranta idolatrava Charlie Parker, Getz rimase sempre profondamente influenzato da Lester Young.

Da Young ereditò il fraseggio elegante e rilassato che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica.


Non parlava portoghese ma rese famosa la bossa nova

È curioso pensare che l’uomo che contribuì più di tutti a diffondere la bossa nova nel mondo non parlasse portoghese e non fosse brasiliano.

Eppure il suo sax riuscì a interpretare perfettamente lo spirito della musica di Antônio Carlos Jobim e João Gilberto.


“The Girl from Ipanema” non doveva essere cantata da Astrud Gilberto

Durante le registrazioni di The Girl from Ipanema, la giovane Astrud Gilberto si trovava semplicemente in studio come accompagnatrice del marito João Gilberto.

Fu proprio Stan Getz a suggerire che cantasse alcune parti in inglese. Quella decisione improvvisata cambiò la storia della musica e trasformò Astrud in una star internazionale.


Ebbe un carattere difficile

Molti musicisti adoravano il suo talento ma trovavano complicato lavorare con lui.

Getz poteva essere affascinante, spiritoso e generoso, ma anche impulsivo e litigioso. Le tensioni con alcuni colleghi brasiliani durante le registrazioni di Getz/Gilberto sono diventate leggendarie.


Vinse un Grammy storico

L’album Getz/Gilberto fu il primo disco jazz a vincere il Grammy come Album dell’Anno, un risultato che all’epoca sembrava quasi impossibile per una produzione jazz.


Era un perfezionista ossessivo

Getz poteva passare ore a lavorare su una singola frase musicale.

Molti produttori raccontavano che era estremamente esigente con sé stesso e cercava continuamente il modo di ottenere un suono ancora più puro e naturale.


Visse a lungo in Europa

Negli anni Cinquanta si trasferì per un periodo in Scandinavia. In particolare soggiornò in paesi come la Danimarca e la Svezia, dove trovò un ambiente più tranquillo rispetto agli Stati Uniti.

Questa esperienza contribuì ad ampliare la sua visione musicale.


Continuò a studiare per tutta la vita

Anche quando era già considerato una leggenda del jazz, non smise mai di esercitarsi.

Getz era convinto che un musicista dovesse rimanere uno studente per tutta la vita.


Il suo sax “cantava”

Molti ascoltatori hanno descritto il suo stile come il più vicino alla voce umana tra tutti i sassofonisti jazz.

Quando suonava una ballata, sembrava quasi che il sax stesse raccontando una storia senza bisogno di parole.


Collaborò con più generazioni di jazzisti

Nel corso della carriera suonò con musicisti appartenenti a epoche molto diverse, dalle grandi orchestre swing fino ai protagonisti del jazz moderno degli anni Ottanta.

Pochi artisti hanno attraversato così tanti cambiamenti musicali mantenendo sempre una propria identità.


La sua ultima esibizione fu accolta con entusiasmo

Nonostante fosse gravemente malato, continuò a esibirsi fino agli ultimi mesi di vita.

Chi ebbe la fortuna di ascoltarlo negli ultimi concerti racconta che il suo suono conservava ancora la stessa delicatezza e intensità che lo avevano reso famoso decenni prima.


Una curiosità finale

Quando gli chiedevano quale fosse il segreto del suo stile, Stan Getz rispondeva spesso che non cercava di impressionare nessuno. Voleva semplicemente suonare la melodia nel modo più bello possibile.

Forse è proprio questa apparente semplicità ad aver reso immortale il suo sax. Ancora oggi, a distanza di decenni, bastano poche note per riconoscere immediatamente Stan Getz, l’uomo che trasformò il jazz in un sussurro elegante.